…Magia bianca, Magia nera, Magia boh!

Nel mondo del fantasy è piuttosto radicato il concetto di diversificare la magia bianca dalla magia nera con i relativi effetti che questa scelta, di campo (siamo, dopotutto, in tempi di par condicio) implicano.

L’equazione è semplice.

Magia bianca= buoni, belli e bravi che (di solito) vogliono salvare il mondo

Magia nera = cattivi, pessimi e talvolta meschini

Ora, il concetto è fortunatamente più complesso di così, nel tempo si sono affermate consuetudini riguardo al fatto che la magia bianca si occupi più che altro di tecniche di guarigione materiale e spirituale e che la magia nera non sia altro che una diversa interpretazione della magia elementale. Harry Potter, per citarne uno, ci insegna che chiunque può utilizzare qualunque incantesimo senza distinzioni di sorta, eccezion fatta per le maledizioni senza perdono.

Menzione diversa meriterebbero la magia oscura (non nera), la magia divina e le tecniche di invocazione ma visto che stiamo parlando della mia Saga e quindi mi aspetto che siate interessati a questa, taglierò corto.

L’idea per quelli che sono gli incantesimi più comunemente usati prende spunto, ovviamente, dalla magia elementale. Vi sono infatti le varie classi con gerarchia di cinque incantesimi ciascuna e ognuno degli incantesimi fa capo a uno spirito della catena elementale.

Si tratta, in sintesi, di magia ibrida, combinata con l’invocazione. Mi spiego: nel momento in cui Gregris utilizza una mejrama, in quel momento richiede la materializzazione del terzo spirito della catena del fuoco, nella fattispecie Ignis. Non essendo Ignis uno spirito della categoria superiore (ovvero la quarta e la quinta) non si manifesta sul piano materiale nella sua interezza ma come sfera di fuoco ardente.

Dalagoth, per contro, rappresenta invece il quinto spirito della catena delle acque, detto anche Genio o Principe della Catena. In questo caso, previo l’utilizzo di enormi quantità di energia spirituale, è possibile che l’essere si manifesti in forma fisica nel mondo materiale.

Anni fa, parecchi a dire il vero, maturai questa concezione dopo uno scambio di opinioni con una persona la quale, sosteneva che “in ogni caso la magia presupponesse il piegare la natura al proprio volere”. Sulla base di questa illuminante affermazione decisi di formulare il mio proprio concetto di magia e incantesimo. Quando Dovan utilizza una dandaruna per annientare i goroi a Renodia è come se il terzo spirito della catena del tuono si piegasse consapevolmente al suo volere, di fatto aiutandolo a compiere quell’impresa. Di contro, quando Lord Astaroth utilizza il suo fuoco nero a Selthon, detto anche mejranira o mejarama nira, egli piega volontariamente lo spirito al proprio volere che, in questo caso specifico, si esprime come una versione “in cattività dello stesso”.

E’ una differenza all’apparenza banale ma particolarmente significativa ai fini dello sviluppo della storia, fidatevi.

Il semprevostro affezionato 

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