Tastiera vs Scrittura a Mano – L’involuzione di AH Den

Correva più o meno l’anno 2003 e un giovane Alessandro H. Den metteva in fila le prime lettere delle prime parole de L’Ombra del Tiranno, picchiettando sui tasti con la stessa velocità e consapevolezza di un bradipo (aspetta, dov’era la “n“?). Parole, parole e parole. Siamo nel 2013 e un Alessandro H. Den un pochino meno giovane, ha appena fatto le 3:00 del mattino per chiudere un arco narrativo del libro che uscirà nel 2014.

Dov’è il nesso tra i due?

Negli anni ho scritto ovunque e in qualunque situazione, è ormai noto che la maggior parte delle volte, durante storia e filosofia, invece che prendere appunti io fossi impegnato a scrivere. A livello ottico l’effetto è assolutamente lo stesso, garantisco. Ho scritto pure in nave, in aereo, in giardino, in terrazza, in posizioni comode e in quelle scomode. Insomma, per un lungo periodo il mezzo non è stato argomento di dibattito, il mezzo è stato tale, punto.

Devo pur ammettere che alle superiori non me la cavavo male: scrivevo a mano e ricopiavo. Capitava molto spesso che rimanessi indietro e che non ricopiassi (o scrivessi) per periodi più o meno lunghi, di conseguenza, quando mi trovavo con un po’ di tempo a disposizione, in più di un’occasione mi sono ritrovato a proseguire la storia direttamente dal computer. Credo sia stato questo ad innescare il cambiamento che ha condizionato la mia scrittura negli ultimi cinque/sei anni. La mancanza di tempo.

La scrittura a mano non è stata mai del tutto abbandonata (ho trovato un’agenda qualche giorno fa con circa settanta pagine de L’Erede di Talarana scritte a mano) ma non era certo divenuta il passaggio obbligato, soprattutto quando il tempo era divenuto scarso come il grano in tempo di guerra. Non avendo però una memoria di ferro mi capitava (e mi capita) spessissimo di appuntarmi idee su post it o in assenza di tali supporti, mi capita di autoinviarmi mail che regolarmente smarrisco nella mia casella.

Il vero revival, per il sottoscritto, è arrivato questa estate, quando ho lasciato da parte il computer per un po’ di vacanza. Armato di buone intenzioni mi ero portato via una prima stesura stampata del futuro romanzo (da rileggere) e una moleskine (simil intonsa perché preferisco usare agende più anonime), in caso di improvvisa ispirazione, s’intende. Ecco, la moleskine è rimasta nello zaino tutta la vacanza. Solo durante il ritorno (e qualcuno sa a cosa mi riferisco), ho deciso di tirare fuori l’agenda e iniziare a scrivere. E cavolo se ho scritto. C’è sempre un momento e un modo giusto per fare le cose e quel momento può arrivare ovunque, che tu sia a casa, sotto la doccia, a passeggio col cane o sulla prua di una nave che ti sta riportando a casa.

Lo scontro scrittura a mano Vs tastiera c’entra poco o forse niente con l’oggettiva qualità di quello che si scrive. Basta farlo ed essere felici.

Il vostro affezionato

AHD

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