Costruire un personaggio – Terza puntata – Il mestiere complicato del maestro

Come anticipato alla fine dello scorso articolo, stavolta parlerò di come è nato e si è sviluppato il personaggio di Dovan, maestro di Greg, super mago (qualcuno in passato l’ha definito così, se non erro) ed essere umano particolarmente incline a farsi coinvolgere in piani complessi.

Non nascondo che il sottoscritto è piuttosto affezionato a questo personaggio (attenzione, ciò non significa che sia il mio personaggio preferito o quello nel quale io mi identifichi ndr.), forse perché, più di altri, è capace di mettersi in gioco, fallire e rialzarsi.

dovan, le pietre di talarana, l'ombra del tiranno, ebook fantasy

Uno dei rari disegni di Dovan. A fianco, Greg, in basso Andrew. Lo ammetto, la veste non è proprio il massimo della comodità.

Quando si affronta il tema del mentore si entra in un ginepraio non indifferente, articolato nei seguenti punti:

– Il cliché del mentore.

Lo so, non ci si può far niente, da Merlino ad Alec Guinnes è sempre la solita solfa. Il mentore saggio, paterno, stimato che concorre all’educazione dell’eroe della storia. Doveroso, da parte mia, ammettere che a sedici anni non ero assolutamente in grado di concepire perfettamente come dovesse comportarsi un maestro. Diciamo che in questo l’esperienza scolastica non mi è stata affatto d’aiuto.

Alec Guinnes

Alec Guines/Obi Wan con la nota espressione preoccupata

– Le cose non dette.

J.K. Rowling insegna che non sempre sia semplice per un maestro raccontare al pargolo tutta la verità e nient’altro che la verità. La preparazione adeguata del prescelto può variare ma la reazione è sempre la stessa, da ambo le parti. Con una certa baldanza devo aggiungere che la madre di Harry Potter mi ha creato non pochi problemi e che io sia stato costretto in più di un’occasione a modificare la storia di Dovan proprio sulla base di alcune idee da lei utilizzate.

"Harry, devo dirti una cosa…"

“Harry, devo dirti una cosa…”

– Il senso dell’umorismo.

Trovo che ogni maestro abbia in sé un piccolo essere sadico che li spinge a usare immani dosi di ironia, più o meno velata. Dovan non fa eccezione.

Merlino

L’impagabile umorismo di Merlino

Il Personaggio

Quando ho deciso di inserire questa figura cardine ho pensato, nel mio piccolo, di apportare piccole modifiche alla sostanza. Andiamo con ordine:

Venerabile Mago.

Idea scartata, avevo bisogno di un mago guerriero di prima categoria, uno in grado di tener testa a un esercito (o quasi) e che avesse un certo fascino. In questo ammetto che molto ha influito un particolare avvenimento presente nel corpus arturiano, quello dell’incontro tra Merlino e Viviana. Per chi non conoscesse questo evento, basti sapere che l’arzillo vecchietto si trasformò in un giovane per sedurre la bella fanciulla. Lei rimase così sbalordita dalle arti del mago che, anche una volta scoperto il trucco, vide bene di tenerselo stretto. Secondario è che, dopo essersi fatta insegnare ogni incantesimo, lei abbia pensato bene di rinchiudere il mago in una torre invisibile fatta d’aria. Dettagli. Per il personaggio di Dovan ho deciso quindi di sfruttare la leggenda sul celebre mago e riadattarla.

– I capelli bianchi.

Ammetto che inizialmente l’idea dei capelli bianchi era rimasta più che altro per favorire l’associazione di idee. In seguito (per questo si veda la fine di L’Erede di Talarana) la condizione dei capelli bianchi (condivisa anche con Samarlec) divenne il tratto distintivo di ogni mago di una certa caratura. Nel concept del personaggio, l’acconciatura da mago dovrebbe essere costituita da dreadlock (sì, come i rastafariani) solo che non sono riuscito a trovare un termine che meglio li potesse esprimere nel contesto fantasy. Quindi adesso sapete cosa sono le famose “trecce” che i due maghi condividono.

– Le origini. Questione spinosa.

test_dna

Il mago ha cambiato almeno tre o quattro volte i rapporti di parentela. Il passato del mentore non è mai una cosa semplice da trattare. Di solito si dividono in due categorie: quelli che nascondono scheletri nell’armadio e quelli con un’esistenza idilliaca alle spalle. Dovan per un bel po’ ha saltellato in entrambe le zone. All’inizio doveva essere figlio di un mago e della figlia di un alto dignitario selthoniano (idea usata poi per un altro personaggio). Una volta entrato a corte sarebbe stato ostracizzato per motivi non del tutto precisati. Scartata perché banale. La versione successiva prevedeva che fosse sempre membro della corte, con un certo peso politico, tanto da essere considerato un diplomatico. Scartata perché avrebbe complicato, e non poco, i già tesi rapporti con la Cancelleria imperiale. La penultima lo vede come figlio del re di Selthon (nella prima stesura, datata 2004, l’impero non esisteva ancora) e sostanzialmente diviene il figlio rinnegato. Scartata perché la differenza di età in questo caso non era tale da poter rendere la cosa fattibile. In più, se avessi scelto questa opzione, avrei dovuto rinunciare a molte idee che all’epoca mi stavano venendo sul suo rapporto con il rivale Samarlec. La versione definitiva (spero che abbiate tutti letto L’Erede, sennò tappatevi gli occhi e andate avanti), è esattamente quella attuale.

– L’infallibilità.

Dovan è tutt’altro che infallibile. Non è certo il più sprovveduto ma non è sicuramente il maestro che sarebbe lecito aspettarsi. Esiste un momento esatto e piuttosto netto, nel quale Dovan decade dalla figura di maestro (agli occhi di Greg, perlomeno), liberandosi, almeno in parte, di una responsabilità non da poco. Forse il titolo di guida o consigliere sarebbe molto più appropriato.

– L’umanità.

Insieme a Mark è forse uno dei personaggi più umani (inteso come riflesso dell’umana natura) presente nella saga. Ha un passato che lo tormenta, del quale non sempre riesce a parlare e la sua missione lo ha portato a fare scelte disastrose per la sua vita privata. Insomma è un personaggio che ha sofferto, che ha cercato di andare avanti, senza per questo mai dimenticare, ha guardato e sperato in un futuro migliore. In questo, credo che ognuno di noi ne sappia qualcosa.

– La persistenza. Altrimenti nota come “longevità del personaggio”.

Dovan è quello che tra i personaggi ha rischiato più volte di sparire dalla serie in maniera definitiva (leggasi, morte) e non va inteso come “ha rischiato di essere sopraffatto” ma più che altro come “l’autore ha cercato di sopprimerlo”. Esempi di questo sono rintracciabili ne la prima metà de L’Ombra del Tiranno, nello scontro nel Leviros contro Samarlec e nella battaglia delle isole Koronne. La sparizione del mentore di solito rappresenta un momento di passaggio simbolico nel percorso di crescita del protagonista/apprendista che sopraggiunge di solito quando il suo livello di conoscenza si equipara a quello del maestro, tanto da rendere quest’ultimo un personaggio superfluo. Certo, la presenza in un certo modo resta (Star Wars ne da una prova molto significativa) e continua a incidere nella vita del protagonista sebbene non con le stesse modalità di prima. Dal momento che la morte del maestro (che fa tanto decapitazione della metafisica…) si verifica nel 90% del fantasy ho deciso di interrompere questo fastidioso cliché e ho messo da parte (per il momento) i propositi di morte. Quello che fondamentalmente è stato d’aiuto nel salvarlo è stata la sua capacità di adattarsi, il suo essere un po’ camaleontico, che fa di lui un personaggio largamente adattabile.

Conclusioni

Come intuibile la lunga retrospettiva su Dovan si esaurisce qui. Ci sarebbe altro da dire ma costituirebbe probabilmente motivo di spoiler per i prossimi romanzi. Nel dubbio, meglio tacere. Il prossimo personaggio sarà…il mondo della serie. Se pensavate che costruire un personaggio fosse complesso, figuriamoci un mondo intero.

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