Costruire un mondo – prima puntata – in principio fu Atlantide

Non è un mistero che nel momento in cui si inizia a pensare a una storia fantasy, ciò che viene istintivo è associare a essa un mondo fatto di fantasia, nel quale le cose seguano più o meno leggi della fisica e naturali prestabilite (anche se ciò non è mai del tutto vero) e che sia, almeno negli intenti, un mondo “plausibile”.

Mio malgrado, quando mi sono trovato a definire il mondo della serie, non ero digiuno di questo genere di cose: a sedici anni avevo già attraversato (nell’ordine) la fase paleontologo, antropologo ante litteram, astronomo e archeologo (la fase esoterica sarebbe arrivata di lì a poco), avevo quindi maturato una, seppur vaga, nozione di come girasse il mondo. In un certo senso i miei plurimi interessi pre e post adolescenziali sono stati assolutamente indispensabili.  Come dicevo, la fase esoterica sarebbe giunta di lì a poco ma per una serie di circostanze avevo un tarlo nella testa che non riuscivo a scacciare. Quel tarlo, rullo di tamburi, si chiamava Atlantide.

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La storica localizzazione di Atlantide di là dalle Colonne di Ercole

Ebbene sì, se in un qualunque momento della mia infanzia mi aveste chiesto cosa avrei voluto fare realmente, la risposta sarebbe stata “ritrovare il continente perduto di Atlantide”. So che può sembrare la trama di un certo film Disney ( che ammetto di aver visto solo qualche mese fa per la prima volta) ma la storia narrata da Platone nel Timeo e nel Crizia ha sempre esercitato un fascino enorme su di me. Colpa di Indiana Jones alla ricerca di Atlantide (qualche over 25 come me se lo ricorderà, forse), de Il Mistero della Pietra Azzurra di I. Hanno (qui qualcuno storcerà il naso) ? Può essere, tant’è che quando ancora Talarana per me non significava proprio niente, il mio intento era quello di scrivere un romanzo sull’argomento. Idea romantica, lo ammetto, poi scartata in virtù di alcuni limiti oggettivi. Insomma, pur avendo accantonato l’idea, qualcosa è rimasto e su quella base ho sviluppato un ragionamento che perdura ancora adesso.

Partiamo con una domanda. Cosa rende simili Talarana e Atlantide?

Un mondo, normalmente, si definisce per i pieni (i continenti, le terre emerse), io, in pieno disaccordo, ho iniziato a tratteggiarlo attraverso i vuoti. Atlantide era il centro, la culla dell’umanità, esattamente quello che per me sarebbe stata poi Talarana. Decisi quindi di creare un vasto oceano con un vuoto centrale (da qui il nome) attorno al quale si sviluppassero gli altri continenti. Quel vuoto, troppo specifico e puntuale, rappresenta proprio la nozione di qualcosa che c’era e che non esiste più. A cancellare l’orgogliosa Atlantide fu l’ira degli dei, per Talarana fu…beh, lo saprete.

Lo ammetto, mi sento un po’ Carlo Lucarelli nel fare questa affermazione ma mettiamo per un attimo Atlantide da parte e concentriamoci sul logo della serie.

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Come a molti non sarà sfuggito non esiste ancora (nonostante le mie numerose e reiterate promesse) una completa cartografia del mondo. Questo in parte è dovuto al fatto che la mappa originale fosse fatta a mano (dal sottoscritto) e mai completata (una delle poche cose che non sono riuscito a portare a termine, purtroppo). Il logo (se guardate più sotto trovate la conferma cartografica) è nato proprio dall’osservazione della mappa e del mondo. Talarana è un impero e al tempo stesso un’entità sovranazionale, un insieme di regni che fa capo a una città capitale posta in mezzo all’oceano. Essa non ha reali domini nel mondo, si erge sospesa sopra le acque come una gemma e guida l’umanità con saggezza. Niente rende i talaranidi diversi dagli altri esseri umani, nessun tipo di primato li eleva al di sopra dei selthoniani o dei nareniani (che pure da essi discendono). I regni, compresa la città di Zolon, creano quindi cinque entità puntiformi nel mondo, messi a ugual distanza da un centro fisso, ecumenico. Non è un caso se nel mondo da me narrato le capitali, rivestano un ruolo così accentrato e decisivo (tanto da aver ipotizzato, almeno in un primo momento, la sola presenza di città stato alla greca) e che tutte (tranne Zolon e Junatar, ma questo lo vedrete nel terzo romanzo) siano state edificate sulla costa. Nello specifico questo ideale è rimasto, dal momento che sia Selthon che Naren rappresentano, a loro modo, due esempi di Talassocrazie (per questo si veda la civiltà minoica) .

La “stella di Talarana” rappresenta quindi la sua equidistanza e dunque non il primato, come il centro con la sua circonferenza.

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Una vaga cartografia del mondo della saga

Un pianeta, una lingua. Sulla questione linguistica

In passato mi è capitato di ricevere alcune critiche riguardo una svolta “semplicistica” riguardo la lingua. Questo, signori miei, non è dovuto alla mia carenza in materia fantastica, sociologica o antropologica ma è più che altro conseguenza diretta del fatto che il mondo possedesse solide radici comuni (linguistiche, economiche, culturali) delle quali Talarana fosse l’epicentro e insieme punto di scambio, una metropoli “universale” (qui inteso nell’accezione “comune a tutti”) che rappresentasse più un ideale che un centro di comando diretto. Talarana costituisce quindi insieme un mito, una realtà e una metafora di un processo umano, intellettuale e spirituale che trova il suo sviluppo all’interno di un discorso più ampio per il quale, probabilmente, non è questa la sede giusta né io la persona più adatta. Se qualcuno volesse passarmi l’accostamento, rappresenta una Torre di Babele pienamente riuscita, snaturata nei suoi ideali di competizione con la divinità. Come ho sempre sostenuto, alcuni libri possono essere letti a diversi livelli narrativi, è sufficiente conoscere la chiave di lettura adeguata.

La celeberrima Torre di Babele dipinta da Bruegel

La celeberrima Torre di Babele dipinta da Bruegel

Di nuovo, alla Carlo Lucarelli, vi chiedo di tornare ad Atlantide. Alcuni teorici di fantastoria e fantarcheologia sostengono che un tempo il nostro pianeta (la Terra) possedesse due Lune gemelle e che la caduta di una di esse abbia decretato al fine di Atlantide. O, a seconda della comodità, dei dinosauri. Nonostante non intenda esprimermi sulla veridicità o meno di queste affermazioni (io non c’ero), sotto un certo punto di vista  l’idea di vedere due lune in cielo mi ha sempre affascinato. A dire il vero, credo che siano proprio i due satelliti l’aspetto che a prima vista (mi) incanta maggiormente e quasi grida ad alta voce “hey,  è un fantasy!”.

Comunque, sebbene io non possa sbilanciarmi molto sulla questione, ripropongo un’anticipazione riguardo al terzo romanzo che riguarda proprio le due lune.

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Un po’ inquietante, non trovate?

La prima parte dell’approfondimento sul processo che mi ha portato a “costruire” il pianeta così come lo conoscete, termina qui. La seconda parte sarà on line a giorni e riguarderà ciò che si trova sotto la superficie, nello specifico i Domini Sotterranei. Un sentito ringraziamento va a un lettore della saga, Ico, che ha saputo darmi dritte molto utili per rendervi più leggibile e comprensibile l’enorme ammasso di informazioni che avevo cercato di condensare in un solo articolo.

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