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10 cose che non sapete su Le Pietre di Talarana

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esempi di scrittore incompreso. Credits to South Park

 

 

1. Angeli Dorati e Demoni non hanno nessun legame. Scelsi questi due nomi per facilitare in voi lettori l’associazione degli schieramenti. Gli Angeli non sono angeli cristiani (o meglio non lo sono in senso stretto) e i demoni non sono angeli caduti (nonostante Behelstedor possa essere in qualche modo assimilato alla figura di Satanael. Ma questo non l’ho inventato io, è un classico letterario delle manifestazioni iconografiche del maligno). A posteriori, capisco che questa cosa ancora non sia stata ben compresa. Se poi vogliamo discutere sui nomi…beh, quello è un altro paio di maniche.

2. Il nome “Darlidan” viene da Darlindana, la mitica spada di Orlando ne “L’Orlando Furioso” dell’Ariosto. Per transizione (nonostante non sia direttamente menzionato nei romanzi), anche l’alabarda di Dalagoth si chiama Darlindana.

3. Talarana è un nome inventato. Questo non vuol dire che non vi abbia trovato significati successivamente. Telarana in spagnolo significa “tela di ragno” e rappresenta in realtà molto bene la conformazione dell’antica capitale imperiale (anche se il logo è stato creato prima di apprendere la cosa). Il prefisso tal- è utilizzato anche per formare il nome della lingua corrente nella storia, il talhassiano. Non dimentichiamo che Talarana viene tradotto con “gemma sopra le acque” quindi la parola andrebbe divisa in Tal-a-rana.

4. Il colore degli occhi è uno dei tratti fondamentali dei personaggi, un particolare molto importante che in futuro avrà importanza maggiore.

5. Non sono un grande amante dei draghi ma ho lo stesso deciso di utilizzarli nella storia, nonostante il loro ruolo non sia del tutto centrale, con buona pace dei dracofili.

6. Il secondo nome di Greg, Iranon, è uno dei tanti omaggi a H.P.Lovecraft disseminati nel libro. La saga presenta un certo sincretismo (soprattutto nei nomi), per i quali ho deciso di inserire diversi riferimenti. Mosmaimonid di Zolon è chiaramente un riferimento a Mose Maimonides. Il nome della piramide di Zolon è Muroiam Som, ovvero la locuzione latina mos maiorum, il costume (sapere) degli antichi.

7. Non ho studiato greco antico ma, senza esserne consapevole, ho correttamente utilizzato il termine “therion” (bestia) per dare il nome a incantesimi nei quali si utilizzano manifestazioni fisiche degli spiriti più potenti. Sono soddisfazioni.

8. Il termine Pari e la frase “creato Pari” che utilizzo è mutuata dal mondo latino. Augusto, il primo imperatore romano, era stato inizialmente designato col titolo di primus inter pares. Avevo valutato di utilizzare Pares in luogo di Pari ma il singolare “Par” mal si addiceva alla narrazione. Ho così optato per il titolo di Lord, unico anglicismo che mi sono permesso di utilizzare.

9. Ne Il Corno dell’Apocalisse ci sono molti riferimenti a figure storiche realmente esistite (o simil leggendarie), anche nelle frasi. Shailie di Naren utilizza frasi prese in prestito dalla Contessa di Castiglione (amante di Napoleone III e spia italiana per conto di Cavour), l’antenato di Samarlec conosciuto col titolo di Maggiordomo è preso dal titolo franco alto medievale (il cui maggior esponente fu Pipino il Breve, padre di Carlo Magno). Il primo imperatore di Selthon (il padre naturale di Greg) è nominato come Uther Selthon I, un accenno palese al padre di re Artù. Gli esempi potrebbero continuare a lungo.

10. Gli unici giochi di ruolo con cui ho giocato sono i Final Fantasy (7 bello- 8 fantastico-9 mah-10 n.p.). Sui libri fantasy che ho letto non mi esprimo. In compenso potete chiedermi quasi tutto a proposito di Asimov o Lovecraft.

 

11. Lo so che avevo annunciato 10 punti e non 11 ma preferisco le cifre tonde. Le Pietre di Talarana IV uscirà a marzo. Avevo fatto male i conti con le tempistiche per la seconda e la terza stesura (editing incluso), con buona pace dei detrattori. Vi assicuro che varrà la pena attendere ancora pochi giorni.

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Download anteprima Adam&Eva – Paradisium

«Io, Eva, figlia del Padre, prendo te, Adam, come mio consorte. Prometto di vivere con te e per te, di essere la tua compagna di amore, tua metà, di completarti in temperamento e in forza. Prometto di proteggerti, di amarti, di esserti fedele e di sostenerti in qualsiasi circostanza, per tutta la mia vita».

Scritto a quattro mani Adam&Eva – Paradisium, con copertina di Camilla Ceccatelli, è un avvincente romanzo fantasy edito da Edizioni Il Ciliegio nella collana Pegaso che lascerà il lettore col fiato sospeso. Gli autori, Maria E. Gattuso e Alessandro H. Den, rivisitano i passaggi della Genesi e con un sapiente gioco d’immaginazione reinterpretano la storia della creazione. La nascita degli esseri umani genera una guerra di potere dove gli schieramenti in campo non si risparmieranno. Forze soprannaturali si scontreranno in battaglie epiche per il controllo del trono celeste.

Adam&Eva riprende una delle storie piu conosciute al mondo, quella della Creazione e, seguendo le orme della Genesi, mischia le carte in tavola offrendo al lettore un’inaspettata interpretazione.

Per scaricare l’anteprima gratuita in formato ebook basta cliccare qui o sulla copertina del libro.

Adam&Eva - Paradisium

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Promo mensile Amazon – ebook fantasy a prezzo speciale!

Le Pietre di Talarana Vol. I-III è stato selezionato dall’Amazon Kindle Store (ancora stento a crederci) per la promozione mensile speciale: in pratica l’ebook sarà a disposizione per il download al prezzo speciale di 1.99€ (invece di 3.49 €). Oltre 1200 pagine di avventura e contenuti speciali a un prezzo davvero fantastico. L’offerta sarà valida fino alla mezzanotte del 31 ottobre.Un’occasione davvero imperdibile, in vista dell’uscita dell’attesissimo quarto capitolo della serie, a dicembre in tutti gli store.

Per acquistare il libro cliccare sulla copertina o seguire questo link 

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Contenuti

Questo libro racchiude per la prima volta in volume unico i primi tre romanzi della saga Fantasy “Le Pietre di Talarana”:
– “L’Ombra del Tiranno”
Una Tempesta annuncia l’inizio dei cambiamenti per un mondo rimasto per quasi mille anni vittima della lotta tra le due grandi potenze del pianeta: l’Impero di Selthon da una parte e il Regno di Naren dall’altra. Nel mezzo, a separarli, il grande Oceano Centrale. La capitale imperiale è il teatro di questi cambiamenti, uno dei suoi funzionari l’uomo che riceverà da quattro figure angeliche un bambino nel quale è riposta la speranza di liberare il pianeta da un’antica e oscura minaccia.
– “L’Erede di Talarana”
La guerra tra l’impero di Selthon e il regno di Naren è infine scoppiata e il mondo è sull’orlo del baratro. Molti pericoli e rivelazioni attendono Greg e i suoi compagni, in una corsa folle contro il potere dei Pari e la rinascita del loro Signore. Una volta ancora la più grande battaglia sarà però quella contro i propri mostri, alla ricerca di una verità che non può più essere nascosta.
– “La Congiura delle Lune”
La strada verso Junatar nasconde pericoli e sfide al di là di ogni immaginazione mentre sull’impero si abbattono i castighi del neo imperatore. Nel tempo degli ultimi miracoli, tutte le certezze verranno meno: neppure il cielo resterà indenne dai cambiamenti e lo spettro di un’antica congiura metterà a repentaglio tutto ciò per cui Greg e i suoi compagni si sono battuti.

E i seguenti contenuti extra:
– Prequel inedito “Le Pietre di Talarana – Il Cacciatore di Pietre”
– Il “Compendium” la prima guida ai personaggi e ai luoghi della Saga Le Pietre di Talarana
– Enciclopedia delle Arti Magiche
– La Mappa del Mondo della Saga.

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Beta 4 testing

"Dategli ascolto oppure..."

“Dategli ascolto oppure…”     


Un anno fa circa terminava la stesura di Le Pietre di Talarana III e iniziava quella del quarto romanzo della saga. Lo scorso anno il tutto si è svolto un po’ di corsa (anche per via di un romanzo di prossima uscita in libreria che richiedeva attenzione, scritto a quattro mani con Maria E. Gattuso) e il beta testing è passato un po’ in secondo piano, nonostante poi il romanzo si sia rivelato un successo (almeno per il momento, queste sono le voci in merito).

Stavolta, con un po’ più di tempo a disposizione, l’idea sarebbe quella di replicare l’esperienza.

Come per la volta precedente i requisiti sono i seguenti:

– Aver letto i primi tre volumi della serie Le Pietre di Talarana (a proposito, potete trovarne degli estratti gratuiti su Amazon.it)

– Facoltativo: aver letto i primi due Memorie di Talarana


Le adesioni saranno accettate qui o sulla Pagina Facebook entro il 30 settembre. Le Pietre di Talarana IV sarà suddiviso in 4 parti (no, non vale come spoiler) e ai beta tester sarà fornita una parte alla volta. Al termine della lettura e relativo riscontro sarà distribuita la seconda e così via.

pero di essere stato esauriente, per ulteriori chiarimenti potete contattarmi qui

Buon inizio settimana (si fa per dire)

 

AHD

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Memorie di Talarana – La Sinfonia del Rinnegato

Memorie di Talarana - La Sinfonia del Rinnegato

Pagine: 140 circa (non fidatevi troppo del computo di Amazon)

Nel profondo delle foreste di Renodia si muove un pericolo antico e rinnegato, in grado di minacciare l’equilibrio del regno e distruggere tutto ciò per cui la millenaria regina Talandria si è battuta. Un giovane valoroso sarà sufficiente per arginare, una volta ancora, il dilagante potere dei Pari nell’attesa che giunga il tempo dei Miracoli? La Sinfonia del Rinnegato svela gli ultimi retroscena sulla Saga Le Pietre di Talarana e prepara il terreno all’atteso quarto capitolo della serie.

Disponibile su Amazon

I link a kobo, apple e google store saranno inseriti non appena verificata la disponibilità.

 

 

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Costruire un mondo – seconda puntata – La Terra cava

Dopo aver tracciato i lineamenti di ciò che si trova sopra la superficie, vale la pena spendere due parole per parlare di cosa si trova sotto. Inizialmente pensavo di creare una vaga dimensione nella quale collocare i Pari e la loro compagine. Successivamente è intervenuto qualcosa che mi ha fatto cambiare idea. Sebbene a un primo sguardo l’associazione logica (e teologica) porti a collocare i demoni in un oltretomba sotterraneo, ho deciso di smarcarmi da quella che considero una soluzione “di comodo”, in funzione delle teorie note come “la terra cava”. Questo è avvenuto proprio in virtù del fatto che i “miei” demoni non si dilettano nel tormentare anime dannate con supplizi e laghi di fuoco e che quindi non si potesse in alcun modo pensare che avessero una funzione “Oltremondana”. Di fatto, nella mia saga, non esistono chiari accenni a ciò che accade “dopo” la morte oppure se esistano un paradiso o un inferno. Stando a quanto detto ne L’Ombra del Tiranno, le anime tendono a rimanere “in circolo” divenendo coscienza spirituale ma niente più di questo.

Terra Cava

Terra Cava

Tornando alla Teoria della Terra Cava, essa ebbe il massimo sviluppo tra il 1800 e gli inizi del 1900 grazie all’avanzamento parallelo di alcune pseudoscienze (si veda a tal titolo l’antroposofia), i circoli medianici e alle influenze (e ingerenze) non indifferenti di alcuni gruppi esoterici di stampo nazionalista (a tal proposito si veda la Società di Thule). Per farla breve e senza entrare troppo nello specifico, la teoria parte dal presupposto che sotto la crosta terrestre si trovi una cavità enorme e concentrica, della quale noi rappresenteremmo solo lo strato superiore. Sotto di noi si troverebbe esattamente un altro mondo fatto di terre e mari (da questo Jules Verne con “Viaggio al centro della Terra” trasse non pochi benefici), sconosciuto e abitato dalle creature più disparate e perdute. Tralasciando di porre troppo l’accento sulle ragioni più o meno fantasiose che spingevano questi gruppi a studiare l’argomento (si va da misteriose caverne nelle quali si troverebbero Maestri di Saggezza, alle prove dell’esistenza di una razza “ariana” leggendaria) posso dire che personalmente ho trovato questa teoria il punto di partenza più soddisfacente dal quale sviluppare la costruzione dei famigerati domini sotterranei. Non è un caso, infatti, se la Guerra Artica abbia luogo proprio nel nord del pianeta: era opinione comune, per i sostenitori della teoria, supporre che l’ “ingresso” a questo mondo “occulto” si trovasse proprio al polo.

Ecosistema

Ancora i soliti luoghi comuni vorrebbero che ciò che si trova “al di sotto” sia lugubre e oscuro. Questo a mio avviso è più dovuto alla mera constatazione biologica del fatto che in condizioni di luce scarsa (bagliore diffuso, crepuscolare) i pigmenti di clorofilla tendano al rosso/bruno. Impensabile quindi trovare lussureggianti (e verdi) selve nei domini sotterranei. Aspettatevi più che altro di trovare foreste brune e terra brulla. Inoltre non esistono fenomeni atmosferici rilevanti (ad eccezione di luoghi particolari) che di fatto rendono il mondo sotterraneo piuttosto stabile.

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Baiamondo Vs. Talarana

Il mondo sotterraneo (estensione naturale dei domini) presenta un surplus di terre rispetto alla presenza di mari, laghi e corsi d’acqua. Se Talarana rappresentava il centro fisso del mondo, il riferimento verso il quale tutti gli uomini e i regni guardavano, il Baiamondo rappresenta il centro errante dei domini sotterranei. Se a un primo impatto le due cose potrebbero somigliarsi, poiché entrambe condividono alcune caratteristiche di accentramento,  la mobilità del centro implica in realtà una serie di conseguenze capaci di tracciare enormi differenze. Talarana, con la sua immobilità, rappresentava un centro fisso che non poneva un reale giogo, ponendosi come entità sovranazionale col valore di guida. Il Baiamondo, la reggia viaggiante, rappresenta invece un polo di potere e terrore, in grado di spostarsi e soggiogare a proprio piacimento e secondo necessità. Costituisce, probabilmente, l’apice e il simbolo più alto del tremendo potere che vede nei Pari e in Lilith la realtà manifesta, un’ombra capace di incutere timore e controllo. Allo stesso modo dei regni nei confronti dell’impero, le città dei domini sotterranei sono subordinate in maniera diretta al controllo del Baiamondo, almeno per quanto riguarda l’approvvigionamento e le risorse. La reggia ospita al suo interno un incredibile apparato amministrativo, guarnigioni fisse e alcuni Pari con il loro seguito. Questo implica, con un’allusione nemmeno tanto velata, la necessità di continui approvvigionamenti, rendendola una macchina “statale” costantemente affamata e avida di risorse.

Il Baiamondo

Il Baiamondo

Inizialmente la reggia era stata concepita sul modello del Pandemonium del Paradise Lost, costruito da Satana per accogliere al suo interno tutti i suoi angeli caduti. Si trattava, nelle parole di Milton, di un’imponente reggia d’oro massiccio, nata dalle fiamme. Per quanto sia impossibile negare il fascino che l’opera di Milton ha sempre avuto su di me, ho di nuovo sentito l’esigenza di apportare cambiamenti adeguati alla funzione. L’inferno di Satana è una realtà “teocratica” nella quale esiste un solo indiscusso comandante. I domini sotterranei sono invece costellati di città isolate e disgiunte, non organizzate in veri e propri regni, dove il potere è esercitato più nella forma di Tirannide (o al più oligarchia), legata all’ego del Pari che la domina. Più di una reggia statica, per contrastare l’iniziativa personale, non poteva esistere soluzione migliore della reggia errante.

Teogonia

Ancient of Days, William Blake

Ancient of Days, William Blake

Il sistema teogonico è forse uno dei più grandi e macchinosi artifici che si cela dietro alla saga. E’ un sistema complesso, derivato dallo studio di numerosi pantheon e mitologie ma che può più o meno essere riassunto e semplificato come segue:

– Heinar, il dio bambino, mente e Padre di tutto l’universo.

– Pilastri dell’universo, i quattro spiriti creati da Heinar sui quali la materia ha preso forma. L’apparente incongruenza riguardo al perché dei perfetti sconosciuti (prendendola larga, alieni) come gli Angeli Dorati siano depositari di questo tipo di coscienza cosmica è derivata dal fatto che questi spiriti siano rintracciabili in ogni pianeta creato dal Dio. Sotto forme diverse, in una concezione molto simile all’idea platonica (più ci si allontana dall’Iperuranio più l’idea si modifica e perde parte della sua essenza iniziale), essi sono una sorta di eredità che si sono portati dietro dopo la distruzione di Mideree.

– Divinità Planetarie. Creati a coppie, sono i Figli di Heinar, nati dopo gli Angeli. Superiori a quest’ultimi, furono inviati dal Dio su ogni pianeta per creare la vita a loro volta. Sono così tanti i pantheon che vedono l’esistenza di due capostipiti generatori di vita che non sto neanche a elencarveli.

– Spiriti delle Catene. I primi figli di ogni coppia planetaria, delegati al controllo delle forze della natura e quindi principali fonti di potere magico (per maggiori info vi rimando alla sezione “enciclopedia magica” contenuta all’interno del Volume Unico).

Conclusioni

Insomma, per tirare le fila (e le somme), quella appena offerta è una panoramica piuttosto ampia e completa (almeno per i limiti del sottoscritto) riguardo il mondo in cui ho deciso di ambientare la  saga. Anche se essenzialmente ammetto di non aver inventato niente, nihil sub sole novi, riconosco, almeno nella sostanza, il merito di aver fornito spiegazioni più coerenti di quante realmente pensassi, dieci anni fa, di offrire a quanti ipoteticamente avrebbero (mai) letto qualcosa di mio.

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A.A.A. Cercasi Beta reader – Le Pietre di Talarana 3

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Comincia il reclutamento per i beta reader (in altri termini, lettori in anteprima) per Le Pietre di Talarana 3. Requisiti minimi:

-Aver letto L’Ombra e L’Erede di Talarana

Facoltativo

-Aver letto Il Corno dell’Apocalisse

I nomi di quelli che aderiranno saranno inclusi nei ringraziamenti del libro oltre a ricevere la copia ebook gratis!

Il numero non può essere elevato (non più di dieci) per problemi gestionali. Al momento ci sono già sei prenotazioni, fatevi avanti!

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Costruire un personaggio – Terza puntata – Il mestiere complicato del maestro

Come anticipato alla fine dello scorso articolo, stavolta parlerò di come è nato e si è sviluppato il personaggio di Dovan, maestro di Greg, super mago (qualcuno in passato l’ha definito così, se non erro) ed essere umano particolarmente incline a farsi coinvolgere in piani complessi.

Non nascondo che il sottoscritto è piuttosto affezionato a questo personaggio (attenzione, ciò non significa che sia il mio personaggio preferito o quello nel quale io mi identifichi ndr.), forse perché, più di altri, è capace di mettersi in gioco, fallire e rialzarsi.

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Uno dei rari disegni di Dovan. A fianco, Greg, in basso Andrew. Lo ammetto, la veste non è proprio il massimo della comodità.

Quando si affronta il tema del mentore si entra in un ginepraio non indifferente, articolato nei seguenti punti:

– Il cliché del mentore.

Lo so, non ci si può far niente, da Merlino ad Alec Guinnes è sempre la solita solfa. Il mentore saggio, paterno, stimato che concorre all’educazione dell’eroe della storia. Doveroso, da parte mia, ammettere che a sedici anni non ero assolutamente in grado di concepire perfettamente come dovesse comportarsi un maestro. Diciamo che in questo l’esperienza scolastica non mi è stata affatto d’aiuto.

Alec Guinnes

Alec Guines/Obi Wan con la nota espressione preoccupata

– Le cose non dette.

J.K. Rowling insegna che non sempre sia semplice per un maestro raccontare al pargolo tutta la verità e nient’altro che la verità. La preparazione adeguata del prescelto può variare ma la reazione è sempre la stessa, da ambo le parti. Con una certa baldanza devo aggiungere che la madre di Harry Potter mi ha creato non pochi problemi e che io sia stato costretto in più di un’occasione a modificare la storia di Dovan proprio sulla base di alcune idee da lei utilizzate.

"Harry, devo dirti una cosa…"

“Harry, devo dirti una cosa…”

– Il senso dell’umorismo.

Trovo che ogni maestro abbia in sé un piccolo essere sadico che li spinge a usare immani dosi di ironia, più o meno velata. Dovan non fa eccezione.

Merlino

L’impagabile umorismo di Merlino

Il Personaggio

Quando ho deciso di inserire questa figura cardine ho pensato, nel mio piccolo, di apportare piccole modifiche alla sostanza. Andiamo con ordine:

Venerabile Mago.

Idea scartata, avevo bisogno di un mago guerriero di prima categoria, uno in grado di tener testa a un esercito (o quasi) e che avesse un certo fascino. In questo ammetto che molto ha influito un particolare avvenimento presente nel corpus arturiano, quello dell’incontro tra Merlino e Viviana. Per chi non conoscesse questo evento, basti sapere che l’arzillo vecchietto si trasformò in un giovane per sedurre la bella fanciulla. Lei rimase così sbalordita dalle arti del mago che, anche una volta scoperto il trucco, vide bene di tenerselo stretto. Secondario è che, dopo essersi fatta insegnare ogni incantesimo, lei abbia pensato bene di rinchiudere il mago in una torre invisibile fatta d’aria. Dettagli. Per il personaggio di Dovan ho deciso quindi di sfruttare la leggenda sul celebre mago e riadattarla.

– I capelli bianchi.

Ammetto che inizialmente l’idea dei capelli bianchi era rimasta più che altro per favorire l’associazione di idee. In seguito (per questo si veda la fine di L’Erede di Talarana) la condizione dei capelli bianchi (condivisa anche con Samarlec) divenne il tratto distintivo di ogni mago di una certa caratura. Nel concept del personaggio, l’acconciatura da mago dovrebbe essere costituita da dreadlock (sì, come i rastafariani) solo che non sono riuscito a trovare un termine che meglio li potesse esprimere nel contesto fantasy. Quindi adesso sapete cosa sono le famose “trecce” che i due maghi condividono.

– Le origini. Questione spinosa.

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Il mago ha cambiato almeno tre o quattro volte i rapporti di parentela. Il passato del mentore non è mai una cosa semplice da trattare. Di solito si dividono in due categorie: quelli che nascondono scheletri nell’armadio e quelli con un’esistenza idilliaca alle spalle. Dovan per un bel po’ ha saltellato in entrambe le zone. All’inizio doveva essere figlio di un mago e della figlia di un alto dignitario selthoniano (idea usata poi per un altro personaggio). Una volta entrato a corte sarebbe stato ostracizzato per motivi non del tutto precisati. Scartata perché banale. La versione successiva prevedeva che fosse sempre membro della corte, con un certo peso politico, tanto da essere considerato un diplomatico. Scartata perché avrebbe complicato, e non poco, i già tesi rapporti con la Cancelleria imperiale. La penultima lo vede come figlio del re di Selthon (nella prima stesura, datata 2004, l’impero non esisteva ancora) e sostanzialmente diviene il figlio rinnegato. Scartata perché la differenza di età in questo caso non era tale da poter rendere la cosa fattibile. In più, se avessi scelto questa opzione, avrei dovuto rinunciare a molte idee che all’epoca mi stavano venendo sul suo rapporto con il rivale Samarlec. La versione definitiva (spero che abbiate tutti letto L’Erede, sennò tappatevi gli occhi e andate avanti), è esattamente quella attuale.

– L’infallibilità.

Dovan è tutt’altro che infallibile. Non è certo il più sprovveduto ma non è sicuramente il maestro che sarebbe lecito aspettarsi. Esiste un momento esatto e piuttosto netto, nel quale Dovan decade dalla figura di maestro (agli occhi di Greg, perlomeno), liberandosi, almeno in parte, di una responsabilità non da poco. Forse il titolo di guida o consigliere sarebbe molto più appropriato.

– L’umanità.

Insieme a Mark è forse uno dei personaggi più umani (inteso come riflesso dell’umana natura) presente nella saga. Ha un passato che lo tormenta, del quale non sempre riesce a parlare e la sua missione lo ha portato a fare scelte disastrose per la sua vita privata. Insomma è un personaggio che ha sofferto, che ha cercato di andare avanti, senza per questo mai dimenticare, ha guardato e sperato in un futuro migliore. In questo, credo che ognuno di noi ne sappia qualcosa.

– La persistenza. Altrimenti nota come “longevità del personaggio”.

Dovan è quello che tra i personaggi ha rischiato più volte di sparire dalla serie in maniera definitiva (leggasi, morte) e non va inteso come “ha rischiato di essere sopraffatto” ma più che altro come “l’autore ha cercato di sopprimerlo”. Esempi di questo sono rintracciabili ne la prima metà de L’Ombra del Tiranno, nello scontro nel Leviros contro Samarlec e nella battaglia delle isole Koronne. La sparizione del mentore di solito rappresenta un momento di passaggio simbolico nel percorso di crescita del protagonista/apprendista che sopraggiunge di solito quando il suo livello di conoscenza si equipara a quello del maestro, tanto da rendere quest’ultimo un personaggio superfluo. Certo, la presenza in un certo modo resta (Star Wars ne da una prova molto significativa) e continua a incidere nella vita del protagonista sebbene non con le stesse modalità di prima. Dal momento che la morte del maestro (che fa tanto decapitazione della metafisica…) si verifica nel 90% del fantasy ho deciso di interrompere questo fastidioso cliché e ho messo da parte (per il momento) i propositi di morte. Quello che fondamentalmente è stato d’aiuto nel salvarlo è stata la sua capacità di adattarsi, il suo essere un po’ camaleontico, che fa di lui un personaggio largamente adattabile.

Conclusioni

Come intuibile la lunga retrospettiva su Dovan si esaurisce qui. Ci sarebbe altro da dire ma costituirebbe probabilmente motivo di spoiler per i prossimi romanzi. Nel dubbio, meglio tacere. Il prossimo personaggio sarà…il mondo della serie. Se pensavate che costruire un personaggio fosse complesso, figuriamoci un mondo intero.

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Costruire un personaggio – Seconda puntata – I Pari che non vedrete mai

Visto il successo della prima puntata ho deciso di proseguire con la serie di articoli riguardo il background dei miei primi dieci anni di attività letteraria.

In questa puntata vi svelerò i Pari che, per un motivo o per un altro, non sono diventati poi parte dei Nove.

Correva sempre l’anno 2000qualcosa, gli anni rampanti del fantasy, ero piuttosto fresco della lettura di Tolkien e della visione della trilogia di Jackson. Gli spettri dell’anello erano davvero una buona idea ma, personalmente, non rientravano nella mia idea di “nemici”. Volevo molti antagonisti che avessero carattere, spessore, insomma che si allontanassero dagli stereotipi. Avevo iniziato a scrivere da qualche tempo e, al momento, i Pari non avevo neanche idea di cosa fossero. Anzi, se devo essere sincero, all’inizio dovevano esserci solo Lilith e Astaroth. Solo successivamente crebbe in me l’idea di una sorta di corte, un assembramento infernale di individui letali e pericolosi che potessero, con le loro diversità, rappresentare le numerose varianti del concetto di “male”.Risalgono sempre allo stesso periodo i miei studi sulla Cabala ebraica e il mio avvicinamento a testi e saggi sull’argomento stregoneria e demonologia che, a loro modo, hanno contribuito a influenzare la creazione di alcuni personaggi. Sarebbe riduttivo, da parte mia, dire che mi sono ispirato alla sola tradizione esoterica. Di fatto, direi una bugia bella e buona.

Come già accennato nella prima puntata, Minstrael deve parte del suo concept al Pifferaio di Hamelin, al quale sono state aggiunte caratteristiche demoniache per accentuare quelle non del tutto esplicitate dalla leggenda. Così allo stesso modo Argo rappresenta una reinterpretazione dell’Argo Mitologico. Il bacino di ispirazione, con un certo senso della retrospettiva, è molto più ampio di quanto io stesso riesca, talvolta, a considerare. Non sempre però i personaggi si rivelano adatti a una storia e in qualche occasione alcuni tratti o caratteristiche sono stati scartati o modificati in corso d’opera. Alcuni tra i Pari, nonostante in un primo momento dovessero comparire (e in certi casi avere anche un discreto peso nell’economia della saga) sono stati eliminati, modificati e riassorbiti da altri.

Abalam

In un primo momento sarebbe dovuto essere un Pari di alto rilievo, tanto da essere equiparabile con Lilith o con Mefistofel. Un’altra versione lo vede come “Primo tra i Pari” addirittura precedente alla comparsa di Behelstedor: questa versione è rintracciabile in una strofa tagliata dal Canto iniziale. Non veniva citato esplicitamente per nome ma era diretta a lui.

Un Servo Fedele divenne l’araldo,

Da quel giorno il suo spirito divenne più saldo.

Il Primo Signore non lo risparmiò,

Un nuovo padrone a sé lo portò.

La sua storia era stata appena abbozzata e non si è spinta molto oltre a un breve concept. Il nome Abalam è stato successivamente utilizzato come nome dell’impero originario retto da Behelstedor e da Lilith.

Gargantua e Pentagruele  

Chi di voi ha masticato un po’ di letteratura conoscerà senza dubbio questi due personaggi comparsi nelle opere di Rabelais , rispettivamente padre e figlio. Entrambi giganteschi e con un appetito infinito (pentagruelico ndr) erano stati per me una vera e propria rivelazione ai tempi del liceo, questo soprattutto grazie ad alcune rappresentazioni di Gustave Doré. Di per sé l’idea era molto accattivante ma presentava un problema non da poco: i Pari sono esseri unici e irripetibili (non si nasce Pari, lo si diventa) e tendenzialmente immortali (anche se sarebbe più corretto dire che sono solo molto difficili da abbattere). La sola idea che uno di essi abbia la possibilità di generare uno o più discendenti aprirebbe non poche controversie legate all’equilibrio di poteri dei domini sotterranei. Un esercito costituito da Pari (o anche solo mezzi Pari), se da un lato potrebbe sembrare una potenza invincibile, dall’altro finirebbe per rivolgersi contro sé stessa. Scartai quindi (un po’ a malincuore, lo ammetto) l’idea. Al loro posto, sempre decidendo di optare per la trasposizione di un personaggio letterario, optai per Shakespeare e scelsi di inserire Calibano, divenuto poi Kaliban, perfetto riflesso della natura selvaggia e incontrollabile del draghiere demoniaco.

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Illustration of Pantagruel for the Fourth Book in the Pantagruel and Gargantua series by François Rabelais, published in Oeuvres de Rabelais (Paris: Garnier Freres, 1873),vol. 2, Book IV, ch. XXXV, opposite title page in the book.

Le Pietre di Talarana, ebook fantasy, saga fantasy, alessandro h. den

Illustration of the Prologue that appears in book 1 of Gargantua and Pantagruel by François Rabelais published in The Works of Rabelais, translated by Sir Thomas Urquhart of Cromarty and Peter Antony Motteux. Published in 1894.

 Tifone

Vista la mia passione (nemmeno tanto segreta) per la mitologia greca, avevo deciso di proseguire sulla scia già intrapresa con Argo per caratterizzare un altro dei Pari, scegliendo come ispirazione il Titano Tifone. La scelta era piuttosto affascinante e ispirata ma durò poco(esistono pochi e confusi disegni in proposito, l’unico dei quali rappresentava un vago essere alato) e questo Pari fu poi scartato per lasciare spazio a un altro personaggio dotato di ali, Hyperion. Il rischio era rappresentato da inserire due personaggi potenzialmente molto simili e, vagliati gli aspetti positivi e negativi di entrambi, il titano ha finito per essere accantonato.

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Tifone – Le Pietre di Talarana – All Rights reserved

 

Conclusioni

Sono molto affezionato ai Pari attualmente esistenti e, tutto sommato, non mi pento di aver operato queste scelte. In più di un’occasione mi sono chiesto se non fosse stato opportuno aggiungere un altro Pari dalle sembianze femminili, a tal proposito è stata inserita Ekates che, nella funzione di “figlia di Lilith” assolve in parte questa funzione, mantenendo però un profilo piuttosto basso. Banalmente, anche questa scelta di non inserire un altro personaggio femminile “forte” tra gli antagonisti è più che altro dovuta all’ingombrante presenza della Reggente e alla sua totale predominanza su ogni altro personaggio. Lilith è un personaggio così gigantesco ed egocentrico che necessita di avere un certo isolamento, un senso di distacco che la renda lontana da ogni altro presente nella serie. Magari, in futuro, dedicherò un intero articolo alla sua costruzione.

Anticipazioni

Nel corso dei primi due articoli mi sono dedicato ai Pari e al processo che negli anni mi ha portato alla loro caratterizzazione. Questa scelta è in parte almeno dovuta al fatto che alcuni di loro sono tra i personaggi meglio riusciti della serie. Il prossimo articolo riguarderà invece uno dei protagonisti più complessi e controversi della saga, quello che ha rischiato di tirare le cuoia in più di un’occasione (e si è sempre salvato) e sul quale, dopo Greg, ci sarebbe di più da parlare.

Nella prossima puntata, Il mestiere complicato del maestro. Indovinate di chi parlerò?

Il vostro affezionato

AHD

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Tastiera vs Scrittura a Mano – L’involuzione di AH Den

Correva più o meno l’anno 2003 e un giovane Alessandro H. Den metteva in fila le prime lettere delle prime parole de L’Ombra del Tiranno, picchiettando sui tasti con la stessa velocità e consapevolezza di un bradipo (aspetta, dov’era la “n“?). Parole, parole e parole. Siamo nel 2013 e un Alessandro H. Den un pochino meno giovane, ha appena fatto le 3:00 del mattino per chiudere un arco narrativo del libro che uscirà nel 2014.

Dov’è il nesso tra i due?

Negli anni ho scritto ovunque e in qualunque situazione, è ormai noto che la maggior parte delle volte, durante storia e filosofia, invece che prendere appunti io fossi impegnato a scrivere. A livello ottico l’effetto è assolutamente lo stesso, garantisco. Ho scritto pure in nave, in aereo, in giardino, in terrazza, in posizioni comode e in quelle scomode. Insomma, per un lungo periodo il mezzo non è stato argomento di dibattito, il mezzo è stato tale, punto.

Devo pur ammettere che alle superiori non me la cavavo male: scrivevo a mano e ricopiavo. Capitava molto spesso che rimanessi indietro e che non ricopiassi (o scrivessi) per periodi più o meno lunghi, di conseguenza, quando mi trovavo con un po’ di tempo a disposizione, in più di un’occasione mi sono ritrovato a proseguire la storia direttamente dal computer. Credo sia stato questo ad innescare il cambiamento che ha condizionato la mia scrittura negli ultimi cinque/sei anni. La mancanza di tempo.

La scrittura a mano non è stata mai del tutto abbandonata (ho trovato un’agenda qualche giorno fa con circa settanta pagine de L’Erede di Talarana scritte a mano) ma non era certo divenuta il passaggio obbligato, soprattutto quando il tempo era divenuto scarso come il grano in tempo di guerra. Non avendo però una memoria di ferro mi capitava (e mi capita) spessissimo di appuntarmi idee su post it o in assenza di tali supporti, mi capita di autoinviarmi mail che regolarmente smarrisco nella mia casella.

Il vero revival, per il sottoscritto, è arrivato questa estate, quando ho lasciato da parte il computer per un po’ di vacanza. Armato di buone intenzioni mi ero portato via una prima stesura stampata del futuro romanzo (da rileggere) e una moleskine (simil intonsa perché preferisco usare agende più anonime), in caso di improvvisa ispirazione, s’intende. Ecco, la moleskine è rimasta nello zaino tutta la vacanza. Solo durante il ritorno (e qualcuno sa a cosa mi riferisco), ho deciso di tirare fuori l’agenda e iniziare a scrivere. E cavolo se ho scritto. C’è sempre un momento e un modo giusto per fare le cose e quel momento può arrivare ovunque, che tu sia a casa, sotto la doccia, a passeggio col cane o sulla prua di una nave che ti sta riportando a casa.

Lo scontro scrittura a mano Vs tastiera c’entra poco o forse niente con l’oggettiva qualità di quello che si scrive. Basta farlo ed essere felici.

Il vostro affezionato

AHD

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