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10 cose che non sapete su Le Pietre di Talarana

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esempi di scrittore incompreso. Credits to South Park

 

 

1. Angeli Dorati e Demoni non hanno nessun legame. Scelsi questi due nomi per facilitare in voi lettori l’associazione degli schieramenti. Gli Angeli non sono angeli cristiani (o meglio non lo sono in senso stretto) e i demoni non sono angeli caduti (nonostante Behelstedor possa essere in qualche modo assimilato alla figura di Satanael. Ma questo non l’ho inventato io, è un classico letterario delle manifestazioni iconografiche del maligno). A posteriori, capisco che questa cosa ancora non sia stata ben compresa. Se poi vogliamo discutere sui nomi…beh, quello è un altro paio di maniche.

2. Il nome “Darlidan” viene da Darlindana, la mitica spada di Orlando ne “L’Orlando Furioso” dell’Ariosto. Per transizione (nonostante non sia direttamente menzionato nei romanzi), anche l’alabarda di Dalagoth si chiama Darlindana.

3. Talarana è un nome inventato. Questo non vuol dire che non vi abbia trovato significati successivamente. Telarana in spagnolo significa “tela di ragno” e rappresenta in realtà molto bene la conformazione dell’antica capitale imperiale (anche se il logo è stato creato prima di apprendere la cosa). Il prefisso tal- è utilizzato anche per formare il nome della lingua corrente nella storia, il talhassiano. Non dimentichiamo che Talarana viene tradotto con “gemma sopra le acque” quindi la parola andrebbe divisa in Tal-a-rana.

4. Il colore degli occhi è uno dei tratti fondamentali dei personaggi, un particolare molto importante che in futuro avrà importanza maggiore.

5. Non sono un grande amante dei draghi ma ho lo stesso deciso di utilizzarli nella storia, nonostante il loro ruolo non sia del tutto centrale, con buona pace dei dracofili.

6. Il secondo nome di Greg, Iranon, è uno dei tanti omaggi a H.P.Lovecraft disseminati nel libro. La saga presenta un certo sincretismo (soprattutto nei nomi), per i quali ho deciso di inserire diversi riferimenti. Mosmaimonid di Zolon è chiaramente un riferimento a Mose Maimonides. Il nome della piramide di Zolon è Muroiam Som, ovvero la locuzione latina mos maiorum, il costume (sapere) degli antichi.

7. Non ho studiato greco antico ma, senza esserne consapevole, ho correttamente utilizzato il termine “therion” (bestia) per dare il nome a incantesimi nei quali si utilizzano manifestazioni fisiche degli spiriti più potenti. Sono soddisfazioni.

8. Il termine Pari e la frase “creato Pari” che utilizzo è mutuata dal mondo latino. Augusto, il primo imperatore romano, era stato inizialmente designato col titolo di primus inter pares. Avevo valutato di utilizzare Pares in luogo di Pari ma il singolare “Par” mal si addiceva alla narrazione. Ho così optato per il titolo di Lord, unico anglicismo che mi sono permesso di utilizzare.

9. Ne Il Corno dell’Apocalisse ci sono molti riferimenti a figure storiche realmente esistite (o simil leggendarie), anche nelle frasi. Shailie di Naren utilizza frasi prese in prestito dalla Contessa di Castiglione (amante di Napoleone III e spia italiana per conto di Cavour), l’antenato di Samarlec conosciuto col titolo di Maggiordomo è preso dal titolo franco alto medievale (il cui maggior esponente fu Pipino il Breve, padre di Carlo Magno). Il primo imperatore di Selthon (il padre naturale di Greg) è nominato come Uther Selthon I, un accenno palese al padre di re Artù. Gli esempi potrebbero continuare a lungo.

10. Gli unici giochi di ruolo con cui ho giocato sono i Final Fantasy (7 bello- 8 fantastico-9 mah-10 n.p.). Sui libri fantasy che ho letto non mi esprimo. In compenso potete chiedermi quasi tutto a proposito di Asimov o Lovecraft.

 

11. Lo so che avevo annunciato 10 punti e non 11 ma preferisco le cifre tonde. Le Pietre di Talarana IV uscirà a marzo. Avevo fatto male i conti con le tempistiche per la seconda e la terza stesura (editing incluso), con buona pace dei detrattori. Vi assicuro che varrà la pena attendere ancora pochi giorni.

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Costruire un mondo – prima puntata – in principio fu Atlantide

Non è un mistero che nel momento in cui si inizia a pensare a una storia fantasy, ciò che viene istintivo è associare a essa un mondo fatto di fantasia, nel quale le cose seguano più o meno leggi della fisica e naturali prestabilite (anche se ciò non è mai del tutto vero) e che sia, almeno negli intenti, un mondo “plausibile”.

Mio malgrado, quando mi sono trovato a definire il mondo della serie, non ero digiuno di questo genere di cose: a sedici anni avevo già attraversato (nell’ordine) la fase paleontologo, antropologo ante litteram, astronomo e archeologo (la fase esoterica sarebbe arrivata di lì a poco), avevo quindi maturato una, seppur vaga, nozione di come girasse il mondo. In un certo senso i miei plurimi interessi pre e post adolescenziali sono stati assolutamente indispensabili.  Come dicevo, la fase esoterica sarebbe giunta di lì a poco ma per una serie di circostanze avevo un tarlo nella testa che non riuscivo a scacciare. Quel tarlo, rullo di tamburi, si chiamava Atlantide.

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La storica localizzazione di Atlantide di là dalle Colonne di Ercole

Ebbene sì, se in un qualunque momento della mia infanzia mi aveste chiesto cosa avrei voluto fare realmente, la risposta sarebbe stata “ritrovare il continente perduto di Atlantide”. So che può sembrare la trama di un certo film Disney ( che ammetto di aver visto solo qualche mese fa per la prima volta) ma la storia narrata da Platone nel Timeo e nel Crizia ha sempre esercitato un fascino enorme su di me. Colpa di Indiana Jones alla ricerca di Atlantide (qualche over 25 come me se lo ricorderà, forse), de Il Mistero della Pietra Azzurra di I. Hanno (qui qualcuno storcerà il naso) ? Può essere, tant’è che quando ancora Talarana per me non significava proprio niente, il mio intento era quello di scrivere un romanzo sull’argomento. Idea romantica, lo ammetto, poi scartata in virtù di alcuni limiti oggettivi. Insomma, pur avendo accantonato l’idea, qualcosa è rimasto e su quella base ho sviluppato un ragionamento che perdura ancora adesso.

Partiamo con una domanda. Cosa rende simili Talarana e Atlantide?

Un mondo, normalmente, si definisce per i pieni (i continenti, le terre emerse), io, in pieno disaccordo, ho iniziato a tratteggiarlo attraverso i vuoti. Atlantide era il centro, la culla dell’umanità, esattamente quello che per me sarebbe stata poi Talarana. Decisi quindi di creare un vasto oceano con un vuoto centrale (da qui il nome) attorno al quale si sviluppassero gli altri continenti. Quel vuoto, troppo specifico e puntuale, rappresenta proprio la nozione di qualcosa che c’era e che non esiste più. A cancellare l’orgogliosa Atlantide fu l’ira degli dei, per Talarana fu…beh, lo saprete.

Lo ammetto, mi sento un po’ Carlo Lucarelli nel fare questa affermazione ma mettiamo per un attimo Atlantide da parte e concentriamoci sul logo della serie.

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Come a molti non sarà sfuggito non esiste ancora (nonostante le mie numerose e reiterate promesse) una completa cartografia del mondo. Questo in parte è dovuto al fatto che la mappa originale fosse fatta a mano (dal sottoscritto) e mai completata (una delle poche cose che non sono riuscito a portare a termine, purtroppo). Il logo (se guardate più sotto trovate la conferma cartografica) è nato proprio dall’osservazione della mappa e del mondo. Talarana è un impero e al tempo stesso un’entità sovranazionale, un insieme di regni che fa capo a una città capitale posta in mezzo all’oceano. Essa non ha reali domini nel mondo, si erge sospesa sopra le acque come una gemma e guida l’umanità con saggezza. Niente rende i talaranidi diversi dagli altri esseri umani, nessun tipo di primato li eleva al di sopra dei selthoniani o dei nareniani (che pure da essi discendono). I regni, compresa la città di Zolon, creano quindi cinque entità puntiformi nel mondo, messi a ugual distanza da un centro fisso, ecumenico. Non è un caso se nel mondo da me narrato le capitali, rivestano un ruolo così accentrato e decisivo (tanto da aver ipotizzato, almeno in un primo momento, la sola presenza di città stato alla greca) e che tutte (tranne Zolon e Junatar, ma questo lo vedrete nel terzo romanzo) siano state edificate sulla costa. Nello specifico questo ideale è rimasto, dal momento che sia Selthon che Naren rappresentano, a loro modo, due esempi di Talassocrazie (per questo si veda la civiltà minoica) .

La “stella di Talarana” rappresenta quindi la sua equidistanza e dunque non il primato, come il centro con la sua circonferenza.

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Una vaga cartografia del mondo della saga

Un pianeta, una lingua. Sulla questione linguistica

In passato mi è capitato di ricevere alcune critiche riguardo una svolta “semplicistica” riguardo la lingua. Questo, signori miei, non è dovuto alla mia carenza in materia fantastica, sociologica o antropologica ma è più che altro conseguenza diretta del fatto che il mondo possedesse solide radici comuni (linguistiche, economiche, culturali) delle quali Talarana fosse l’epicentro e insieme punto di scambio, una metropoli “universale” (qui inteso nell’accezione “comune a tutti”) che rappresentasse più un ideale che un centro di comando diretto. Talarana costituisce quindi insieme un mito, una realtà e una metafora di un processo umano, intellettuale e spirituale che trova il suo sviluppo all’interno di un discorso più ampio per il quale, probabilmente, non è questa la sede giusta né io la persona più adatta. Se qualcuno volesse passarmi l’accostamento, rappresenta una Torre di Babele pienamente riuscita, snaturata nei suoi ideali di competizione con la divinità. Come ho sempre sostenuto, alcuni libri possono essere letti a diversi livelli narrativi, è sufficiente conoscere la chiave di lettura adeguata.

La celeberrima Torre di Babele dipinta da Bruegel

La celeberrima Torre di Babele dipinta da Bruegel

Di nuovo, alla Carlo Lucarelli, vi chiedo di tornare ad Atlantide. Alcuni teorici di fantastoria e fantarcheologia sostengono che un tempo il nostro pianeta (la Terra) possedesse due Lune gemelle e che la caduta di una di esse abbia decretato al fine di Atlantide. O, a seconda della comodità, dei dinosauri. Nonostante non intenda esprimermi sulla veridicità o meno di queste affermazioni (io non c’ero), sotto un certo punto di vista  l’idea di vedere due lune in cielo mi ha sempre affascinato. A dire il vero, credo che siano proprio i due satelliti l’aspetto che a prima vista (mi) incanta maggiormente e quasi grida ad alta voce “hey,  è un fantasy!”.

Comunque, sebbene io non possa sbilanciarmi molto sulla questione, ripropongo un’anticipazione riguardo al terzo romanzo che riguarda proprio le due lune.

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Un po’ inquietante, non trovate?

La prima parte dell’approfondimento sul processo che mi ha portato a “costruire” il pianeta così come lo conoscete, termina qui. La seconda parte sarà on line a giorni e riguarderà ciò che si trova sotto la superficie, nello specifico i Domini Sotterranei. Un sentito ringraziamento va a un lettore della saga, Ico, che ha saputo darmi dritte molto utili per rendervi più leggibile e comprensibile l’enorme ammasso di informazioni che avevo cercato di condensare in un solo articolo.

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Costruire un personaggio – Terza puntata – Il mestiere complicato del maestro

Come anticipato alla fine dello scorso articolo, stavolta parlerò di come è nato e si è sviluppato il personaggio di Dovan, maestro di Greg, super mago (qualcuno in passato l’ha definito così, se non erro) ed essere umano particolarmente incline a farsi coinvolgere in piani complessi.

Non nascondo che il sottoscritto è piuttosto affezionato a questo personaggio (attenzione, ciò non significa che sia il mio personaggio preferito o quello nel quale io mi identifichi ndr.), forse perché, più di altri, è capace di mettersi in gioco, fallire e rialzarsi.

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Uno dei rari disegni di Dovan. A fianco, Greg, in basso Andrew. Lo ammetto, la veste non è proprio il massimo della comodità.

Quando si affronta il tema del mentore si entra in un ginepraio non indifferente, articolato nei seguenti punti:

– Il cliché del mentore.

Lo so, non ci si può far niente, da Merlino ad Alec Guinnes è sempre la solita solfa. Il mentore saggio, paterno, stimato che concorre all’educazione dell’eroe della storia. Doveroso, da parte mia, ammettere che a sedici anni non ero assolutamente in grado di concepire perfettamente come dovesse comportarsi un maestro. Diciamo che in questo l’esperienza scolastica non mi è stata affatto d’aiuto.

Alec Guinnes

Alec Guines/Obi Wan con la nota espressione preoccupata

– Le cose non dette.

J.K. Rowling insegna che non sempre sia semplice per un maestro raccontare al pargolo tutta la verità e nient’altro che la verità. La preparazione adeguata del prescelto può variare ma la reazione è sempre la stessa, da ambo le parti. Con una certa baldanza devo aggiungere che la madre di Harry Potter mi ha creato non pochi problemi e che io sia stato costretto in più di un’occasione a modificare la storia di Dovan proprio sulla base di alcune idee da lei utilizzate.

"Harry, devo dirti una cosa…"

“Harry, devo dirti una cosa…”

– Il senso dell’umorismo.

Trovo che ogni maestro abbia in sé un piccolo essere sadico che li spinge a usare immani dosi di ironia, più o meno velata. Dovan non fa eccezione.

Merlino

L’impagabile umorismo di Merlino

Il Personaggio

Quando ho deciso di inserire questa figura cardine ho pensato, nel mio piccolo, di apportare piccole modifiche alla sostanza. Andiamo con ordine:

Venerabile Mago.

Idea scartata, avevo bisogno di un mago guerriero di prima categoria, uno in grado di tener testa a un esercito (o quasi) e che avesse un certo fascino. In questo ammetto che molto ha influito un particolare avvenimento presente nel corpus arturiano, quello dell’incontro tra Merlino e Viviana. Per chi non conoscesse questo evento, basti sapere che l’arzillo vecchietto si trasformò in un giovane per sedurre la bella fanciulla. Lei rimase così sbalordita dalle arti del mago che, anche una volta scoperto il trucco, vide bene di tenerselo stretto. Secondario è che, dopo essersi fatta insegnare ogni incantesimo, lei abbia pensato bene di rinchiudere il mago in una torre invisibile fatta d’aria. Dettagli. Per il personaggio di Dovan ho deciso quindi di sfruttare la leggenda sul celebre mago e riadattarla.

– I capelli bianchi.

Ammetto che inizialmente l’idea dei capelli bianchi era rimasta più che altro per favorire l’associazione di idee. In seguito (per questo si veda la fine di L’Erede di Talarana) la condizione dei capelli bianchi (condivisa anche con Samarlec) divenne il tratto distintivo di ogni mago di una certa caratura. Nel concept del personaggio, l’acconciatura da mago dovrebbe essere costituita da dreadlock (sì, come i rastafariani) solo che non sono riuscito a trovare un termine che meglio li potesse esprimere nel contesto fantasy. Quindi adesso sapete cosa sono le famose “trecce” che i due maghi condividono.

– Le origini. Questione spinosa.

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Il mago ha cambiato almeno tre o quattro volte i rapporti di parentela. Il passato del mentore non è mai una cosa semplice da trattare. Di solito si dividono in due categorie: quelli che nascondono scheletri nell’armadio e quelli con un’esistenza idilliaca alle spalle. Dovan per un bel po’ ha saltellato in entrambe le zone. All’inizio doveva essere figlio di un mago e della figlia di un alto dignitario selthoniano (idea usata poi per un altro personaggio). Una volta entrato a corte sarebbe stato ostracizzato per motivi non del tutto precisati. Scartata perché banale. La versione successiva prevedeva che fosse sempre membro della corte, con un certo peso politico, tanto da essere considerato un diplomatico. Scartata perché avrebbe complicato, e non poco, i già tesi rapporti con la Cancelleria imperiale. La penultima lo vede come figlio del re di Selthon (nella prima stesura, datata 2004, l’impero non esisteva ancora) e sostanzialmente diviene il figlio rinnegato. Scartata perché la differenza di età in questo caso non era tale da poter rendere la cosa fattibile. In più, se avessi scelto questa opzione, avrei dovuto rinunciare a molte idee che all’epoca mi stavano venendo sul suo rapporto con il rivale Samarlec. La versione definitiva (spero che abbiate tutti letto L’Erede, sennò tappatevi gli occhi e andate avanti), è esattamente quella attuale.

– L’infallibilità.

Dovan è tutt’altro che infallibile. Non è certo il più sprovveduto ma non è sicuramente il maestro che sarebbe lecito aspettarsi. Esiste un momento esatto e piuttosto netto, nel quale Dovan decade dalla figura di maestro (agli occhi di Greg, perlomeno), liberandosi, almeno in parte, di una responsabilità non da poco. Forse il titolo di guida o consigliere sarebbe molto più appropriato.

– L’umanità.

Insieme a Mark è forse uno dei personaggi più umani (inteso come riflesso dell’umana natura) presente nella saga. Ha un passato che lo tormenta, del quale non sempre riesce a parlare e la sua missione lo ha portato a fare scelte disastrose per la sua vita privata. Insomma è un personaggio che ha sofferto, che ha cercato di andare avanti, senza per questo mai dimenticare, ha guardato e sperato in un futuro migliore. In questo, credo che ognuno di noi ne sappia qualcosa.

– La persistenza. Altrimenti nota come “longevità del personaggio”.

Dovan è quello che tra i personaggi ha rischiato più volte di sparire dalla serie in maniera definitiva (leggasi, morte) e non va inteso come “ha rischiato di essere sopraffatto” ma più che altro come “l’autore ha cercato di sopprimerlo”. Esempi di questo sono rintracciabili ne la prima metà de L’Ombra del Tiranno, nello scontro nel Leviros contro Samarlec e nella battaglia delle isole Koronne. La sparizione del mentore di solito rappresenta un momento di passaggio simbolico nel percorso di crescita del protagonista/apprendista che sopraggiunge di solito quando il suo livello di conoscenza si equipara a quello del maestro, tanto da rendere quest’ultimo un personaggio superfluo. Certo, la presenza in un certo modo resta (Star Wars ne da una prova molto significativa) e continua a incidere nella vita del protagonista sebbene non con le stesse modalità di prima. Dal momento che la morte del maestro (che fa tanto decapitazione della metafisica…) si verifica nel 90% del fantasy ho deciso di interrompere questo fastidioso cliché e ho messo da parte (per il momento) i propositi di morte. Quello che fondamentalmente è stato d’aiuto nel salvarlo è stata la sua capacità di adattarsi, il suo essere un po’ camaleontico, che fa di lui un personaggio largamente adattabile.

Conclusioni

Come intuibile la lunga retrospettiva su Dovan si esaurisce qui. Ci sarebbe altro da dire ma costituirebbe probabilmente motivo di spoiler per i prossimi romanzi. Nel dubbio, meglio tacere. Il prossimo personaggio sarà…il mondo della serie. Se pensavate che costruire un personaggio fosse complesso, figuriamoci un mondo intero.

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Costruire un personaggio – Seconda puntata – I Pari che non vedrete mai

Visto il successo della prima puntata ho deciso di proseguire con la serie di articoli riguardo il background dei miei primi dieci anni di attività letteraria.

In questa puntata vi svelerò i Pari che, per un motivo o per un altro, non sono diventati poi parte dei Nove.

Correva sempre l’anno 2000qualcosa, gli anni rampanti del fantasy, ero piuttosto fresco della lettura di Tolkien e della visione della trilogia di Jackson. Gli spettri dell’anello erano davvero una buona idea ma, personalmente, non rientravano nella mia idea di “nemici”. Volevo molti antagonisti che avessero carattere, spessore, insomma che si allontanassero dagli stereotipi. Avevo iniziato a scrivere da qualche tempo e, al momento, i Pari non avevo neanche idea di cosa fossero. Anzi, se devo essere sincero, all’inizio dovevano esserci solo Lilith e Astaroth. Solo successivamente crebbe in me l’idea di una sorta di corte, un assembramento infernale di individui letali e pericolosi che potessero, con le loro diversità, rappresentare le numerose varianti del concetto di “male”.Risalgono sempre allo stesso periodo i miei studi sulla Cabala ebraica e il mio avvicinamento a testi e saggi sull’argomento stregoneria e demonologia che, a loro modo, hanno contribuito a influenzare la creazione di alcuni personaggi. Sarebbe riduttivo, da parte mia, dire che mi sono ispirato alla sola tradizione esoterica. Di fatto, direi una bugia bella e buona.

Come già accennato nella prima puntata, Minstrael deve parte del suo concept al Pifferaio di Hamelin, al quale sono state aggiunte caratteristiche demoniache per accentuare quelle non del tutto esplicitate dalla leggenda. Così allo stesso modo Argo rappresenta una reinterpretazione dell’Argo Mitologico. Il bacino di ispirazione, con un certo senso della retrospettiva, è molto più ampio di quanto io stesso riesca, talvolta, a considerare. Non sempre però i personaggi si rivelano adatti a una storia e in qualche occasione alcuni tratti o caratteristiche sono stati scartati o modificati in corso d’opera. Alcuni tra i Pari, nonostante in un primo momento dovessero comparire (e in certi casi avere anche un discreto peso nell’economia della saga) sono stati eliminati, modificati e riassorbiti da altri.

Abalam

In un primo momento sarebbe dovuto essere un Pari di alto rilievo, tanto da essere equiparabile con Lilith o con Mefistofel. Un’altra versione lo vede come “Primo tra i Pari” addirittura precedente alla comparsa di Behelstedor: questa versione è rintracciabile in una strofa tagliata dal Canto iniziale. Non veniva citato esplicitamente per nome ma era diretta a lui.

Un Servo Fedele divenne l’araldo,

Da quel giorno il suo spirito divenne più saldo.

Il Primo Signore non lo risparmiò,

Un nuovo padrone a sé lo portò.

La sua storia era stata appena abbozzata e non si è spinta molto oltre a un breve concept. Il nome Abalam è stato successivamente utilizzato come nome dell’impero originario retto da Behelstedor e da Lilith.

Gargantua e Pentagruele  

Chi di voi ha masticato un po’ di letteratura conoscerà senza dubbio questi due personaggi comparsi nelle opere di Rabelais , rispettivamente padre e figlio. Entrambi giganteschi e con un appetito infinito (pentagruelico ndr) erano stati per me una vera e propria rivelazione ai tempi del liceo, questo soprattutto grazie ad alcune rappresentazioni di Gustave Doré. Di per sé l’idea era molto accattivante ma presentava un problema non da poco: i Pari sono esseri unici e irripetibili (non si nasce Pari, lo si diventa) e tendenzialmente immortali (anche se sarebbe più corretto dire che sono solo molto difficili da abbattere). La sola idea che uno di essi abbia la possibilità di generare uno o più discendenti aprirebbe non poche controversie legate all’equilibrio di poteri dei domini sotterranei. Un esercito costituito da Pari (o anche solo mezzi Pari), se da un lato potrebbe sembrare una potenza invincibile, dall’altro finirebbe per rivolgersi contro sé stessa. Scartai quindi (un po’ a malincuore, lo ammetto) l’idea. Al loro posto, sempre decidendo di optare per la trasposizione di un personaggio letterario, optai per Shakespeare e scelsi di inserire Calibano, divenuto poi Kaliban, perfetto riflesso della natura selvaggia e incontrollabile del draghiere demoniaco.

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Illustration of Pantagruel for the Fourth Book in the Pantagruel and Gargantua series by François Rabelais, published in Oeuvres de Rabelais (Paris: Garnier Freres, 1873),vol. 2, Book IV, ch. XXXV, opposite title page in the book.

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Illustration of the Prologue that appears in book 1 of Gargantua and Pantagruel by François Rabelais published in The Works of Rabelais, translated by Sir Thomas Urquhart of Cromarty and Peter Antony Motteux. Published in 1894.

 Tifone

Vista la mia passione (nemmeno tanto segreta) per la mitologia greca, avevo deciso di proseguire sulla scia già intrapresa con Argo per caratterizzare un altro dei Pari, scegliendo come ispirazione il Titano Tifone. La scelta era piuttosto affascinante e ispirata ma durò poco(esistono pochi e confusi disegni in proposito, l’unico dei quali rappresentava un vago essere alato) e questo Pari fu poi scartato per lasciare spazio a un altro personaggio dotato di ali, Hyperion. Il rischio era rappresentato da inserire due personaggi potenzialmente molto simili e, vagliati gli aspetti positivi e negativi di entrambi, il titano ha finito per essere accantonato.

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Tifone – Le Pietre di Talarana – All Rights reserved

 

Conclusioni

Sono molto affezionato ai Pari attualmente esistenti e, tutto sommato, non mi pento di aver operato queste scelte. In più di un’occasione mi sono chiesto se non fosse stato opportuno aggiungere un altro Pari dalle sembianze femminili, a tal proposito è stata inserita Ekates che, nella funzione di “figlia di Lilith” assolve in parte questa funzione, mantenendo però un profilo piuttosto basso. Banalmente, anche questa scelta di non inserire un altro personaggio femminile “forte” tra gli antagonisti è più che altro dovuta all’ingombrante presenza della Reggente e alla sua totale predominanza su ogni altro personaggio. Lilith è un personaggio così gigantesco ed egocentrico che necessita di avere un certo isolamento, un senso di distacco che la renda lontana da ogni altro presente nella serie. Magari, in futuro, dedicherò un intero articolo alla sua costruzione.

Anticipazioni

Nel corso dei primi due articoli mi sono dedicato ai Pari e al processo che negli anni mi ha portato alla loro caratterizzazione. Questa scelta è in parte almeno dovuta al fatto che alcuni di loro sono tra i personaggi meglio riusciti della serie. Il prossimo articolo riguarderà invece uno dei protagonisti più complessi e controversi della saga, quello che ha rischiato di tirare le cuoia in più di un’occasione (e si è sempre salvato) e sul quale, dopo Greg, ci sarebbe di più da parlare.

Nella prossima puntata, Il mestiere complicato del maestro. Indovinate di chi parlerò?

Il vostro affezionato

AHD

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Costruire un personaggio – Prima puntata – Minstrael

Questo è il primo di una serie di articoli che approfondiranno i retroscena su alcuni personaggi. Non si tratterà di anticipazioni o spoiler, piuttosto saranno incentrati sulla genesi e sui trascorsi di alcuni dei personaggi principali. La decisione di iniziare con Minstrael è piuttosto simbolica. Buona lettura

Delle melodie silvestri fu Minstrael allievo

Ma nel suo canto certo non troverai sollievo,

Illusioni e magie esso può generare,

Su presto, sii svelto, non farti incantare!

Le Pietre di Talarana – L’Ombra del Tiranno

La Genesi 

La genesi di Minstrael è stata per me una scelta molto importante. Correva l’anno 2000qualcosa, stavo decidendo i nomi dei Pari e le loro funzioni all’interno della trama. Per loro stessa definizione, i Pari sono personaggi molto complessi, animati da istinti, pulsioni e fini che non sempre coincidono con quella che dovrebbe essere la loro missione. Non esiste una reale gerarchia tra loro, sebbene esistano dei rapporti di forza e potere creati nel corso degli anni, tali da far sì che alcuni siano più comunemente presenti nella storia, al contrario di altri rimasti ancora nell’ombra. Per contrastare quello che sembrava definitivamente tratteggiarsi come un mondo brutale fatto di adulti senza scrupoli, ho deciso di inserire un personaggio “bambino” che tendesse a rivelarsi peggiore (per autodifesa o per innata attitudine) di quegli stessi adulti.

Tornando a Minstrael, il personaggio ha passato molte diverse fasi:

– Il concept iniziale del personaggio prevedeva che fossero solo un paio di mani legate ad un flauto. Esse si sarebbero dovute muovere da sole, facendo del personaggio una presenza piuttosto indecifrabile e non del tutto semplice da rappresentare. Decisi di scartare questa ipotesi molto presto poiché troppo limitante in termini di narrazione. Francamente sono felice di questa scelta poiché non avrei potuto in alcun modo creare le situazioni e gli scontri con il Pari che in più di un’occasione è stato al suo fianco, Lord Astaroth.

Minstrael Le Pietre di Talarana Alessandro H. Den Ebook saga fantasy l'ombra del tiranno l'erede di talarana ebook fantasy

Le Pietre di Talarana – Minstrael I su smemoranda 2004 – All Rights reserved

– Il concept successivo lo vedeva come un giovane piuttosto esile, piuttosto stilizzato e dal volto perennemente sorridente, uno spolverino consunto, cappello sformato e scarpe dalla punta arricciata. Questo passaggio è stato certamente frutto dell’influenza, nemmeno troppo velata, della storia del Pifferaio di Hamelin ma era ancora viziato dal fatto che non esistessero reali radici per il personaggio. Nel complesso, Minstrael restava per me una grossa incognita. Chi era? Perché aveva scelto di diventare un Pari?

 

Minstrael Le Pietre di Talarana Alessandro H. Den Ebook saga fantasy

Le Pietre di Talarana – Minstrael II con Argo – All Rights reserved

La più antica rappresentazione del Pifferaio di Hamelin -Market Church in Hameln/Hamelin Germany (c.1300-1633)

La più antica rappresentazione del Pifferaio di Hamelin -Market Church in Hameln/Hamelin Germany (c.1300-1633)

 

– L’ultimo e definitivo concept, quello attuale, lo vede come il figlio di un esperide, costretto dalla deformità a rifuggire il mondo. Dopo la morte della madre, il lascito del flauto e i maltrattamenti subiti dal padre, compirà azioni tremende, tali da renderlo meritevole, agli occhi dei Pari, di aggiungersi a loro, divenendo, di fatto, l’ultimo Pari ad aggiungersi alla schiera. Il cambiamento di strada e le decisioni finali sul personaggio sono state, in gran parte, necessarie a causa della scelta narrativa di ambientare la seconda parte del romanzo nel Regno di Renodia piuttosto che in quello di Naren. Nell’immagine dell’art director della saga, Camilla Ceccatelli, il definitivo look del Pari.

Minstrael

Le Pietre di Talarana Minstrael – Camilla Ceccatelli – All rights reserved

Nei romanzi

Nessuno, meglio di lui, rappresenta l’impulsività, la sfrenatezza e la mancanza di misure. Non si fa scrupoli a utilizzare gli altri o a manipolarne la mente attraverso la musica, la sua principale arma in combattimento, unita al prodigioso flauto, in grado di mutare forma per rendersi più adatto alla necessità del momento. Nonostante nel primo romanzo svolga una funzione di supporto, in cui rivela tutta la sua rabbia e immaturità (non dimentichiamo che, malgrado la lunga esistenza, si tratta di un personaggio confinato in un corpo da bambino/ragazzino, circondato da un mondo di “adulti” che nel temerlo, lo evitano) nel secondo è un personaggio piuttosto complesso e riflessivo, non più “buono” nel senso stretto del termine ma piuttosto incline alla comprensione attiva, alla sincera curiosità propria dell’infanzia.

Minstrael non compare nel romanzo breve Il Corno dell’Apocalisse, almeno non viene espressamente nominato anche se è lecito supporre che abbia partecipato alla battaglia principale della Guerra Artica.

Anticipazioni

Ammetto di avere un certo debole per questo personaggio (e per le figure complesse in generale), per questo il secondo romanzo breve della saga Memorie di Talarana gli sarà interamente dedicato. Senza entrare troppo nello specifico, il romanzo racconterà il primo incontro tra Minstrael e i suoi simili da lui rinnegati e spiegherà approfonditamente le ragioni per cui Renodia lo teme a tal punto.

L’articolo per il momento termina qui. Probabilmente esso necessiterà in futuro di alcune integrazioni, alla luce di alcuni fatti presenti nel terzo libro e soprattutto nel secondo romanzo breve. Nel prossimo articolo: “I Pari che non vedrete mai” nel quale vi svelerò alcuni concept mai visti.

A presto

Il vostro affezionato

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Tastiera vs Scrittura a Mano – L’involuzione di AH Den

Correva più o meno l’anno 2003 e un giovane Alessandro H. Den metteva in fila le prime lettere delle prime parole de L’Ombra del Tiranno, picchiettando sui tasti con la stessa velocità e consapevolezza di un bradipo (aspetta, dov’era la “n“?). Parole, parole e parole. Siamo nel 2013 e un Alessandro H. Den un pochino meno giovane, ha appena fatto le 3:00 del mattino per chiudere un arco narrativo del libro che uscirà nel 2014.

Dov’è il nesso tra i due?

Negli anni ho scritto ovunque e in qualunque situazione, è ormai noto che la maggior parte delle volte, durante storia e filosofia, invece che prendere appunti io fossi impegnato a scrivere. A livello ottico l’effetto è assolutamente lo stesso, garantisco. Ho scritto pure in nave, in aereo, in giardino, in terrazza, in posizioni comode e in quelle scomode. Insomma, per un lungo periodo il mezzo non è stato argomento di dibattito, il mezzo è stato tale, punto.

Devo pur ammettere che alle superiori non me la cavavo male: scrivevo a mano e ricopiavo. Capitava molto spesso che rimanessi indietro e che non ricopiassi (o scrivessi) per periodi più o meno lunghi, di conseguenza, quando mi trovavo con un po’ di tempo a disposizione, in più di un’occasione mi sono ritrovato a proseguire la storia direttamente dal computer. Credo sia stato questo ad innescare il cambiamento che ha condizionato la mia scrittura negli ultimi cinque/sei anni. La mancanza di tempo.

La scrittura a mano non è stata mai del tutto abbandonata (ho trovato un’agenda qualche giorno fa con circa settanta pagine de L’Erede di Talarana scritte a mano) ma non era certo divenuta il passaggio obbligato, soprattutto quando il tempo era divenuto scarso come il grano in tempo di guerra. Non avendo però una memoria di ferro mi capitava (e mi capita) spessissimo di appuntarmi idee su post it o in assenza di tali supporti, mi capita di autoinviarmi mail che regolarmente smarrisco nella mia casella.

Il vero revival, per il sottoscritto, è arrivato questa estate, quando ho lasciato da parte il computer per un po’ di vacanza. Armato di buone intenzioni mi ero portato via una prima stesura stampata del futuro romanzo (da rileggere) e una moleskine (simil intonsa perché preferisco usare agende più anonime), in caso di improvvisa ispirazione, s’intende. Ecco, la moleskine è rimasta nello zaino tutta la vacanza. Solo durante il ritorno (e qualcuno sa a cosa mi riferisco), ho deciso di tirare fuori l’agenda e iniziare a scrivere. E cavolo se ho scritto. C’è sempre un momento e un modo giusto per fare le cose e quel momento può arrivare ovunque, che tu sia a casa, sotto la doccia, a passeggio col cane o sulla prua di una nave che ti sta riportando a casa.

Lo scontro scrittura a mano Vs tastiera c’entra poco o forse niente con l’oggettiva qualità di quello che si scrive. Basta farlo ed essere felici.

Il vostro affezionato

AHD

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Come AHD vede gli autori di recensioni (e per estensione i lettori) pt.1

E’ un po’ che mi frulla in mente questo post, di dubbia utilità morale e di chiaro valore farsesco. Se vi riconoscete in una delle seguenti categorie non mancate di farmelo sapere. Ibidem se ne ho scordata qualcuna. A giorni la seconda parte, chiaramente analizzerò l’altra faccia (oscura) della medaglia.459-0-stelle

Entusiasta

Gli piace la saga, cavolo se gli piace, l’ha letta (forse riletta) e non perde un solo colpo, neanche i racconti. Passa sopra alle pecche perché dopotutto ha capito che il fantasy è fatto di cliché (meglio noti come archetipi e/o funzioni di Propp) e agli strafalcioni sfuggiti alla correzione.

Pro: ha capito quanto mi sbatto.

Contro: i commenti possono essere mal interpretati su tutti i maggiori e pestiferi social network. Tende a usare il ricatto per sapere quando finirò il prossimo romanzo.

 

Filosofo

Gran divoratore onnivoro di libri. Vede significati aulici anche laddove non ve ne sono, si inerpica nella psicologia dei personaggi e sul perché di certe azioni/reazioni. Nel complesso la saga gli è piaciuta più della media dei romanzi che si trovano in giro in questo periodo.

Pro: mi fa sentire profondo.

Contro: legge troppo e quindi è difficile si tenga aggiornato.

 

Consapevole

Legge parecchio, ha le idee chiare su cosa gli piace/non gli piace. Leggerà i prossimi per vedere come va a finire la saga, ha storto il naso un paio di volte (anche di più) su alcuni passaggi ma dopotutto pensa che ci sia di peggio in giro.

Pro: è in grado di formulare giudizi piuttosto validi e obiettivi.

Contro: in questa categoria rientra circa l’80% dei lettori/autori di recensioni ma raramente sono inclini a dare feedback, a meno che non possiedano un blog. 

 

 

 

 

 

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sul cambio di PoV

oh no! un altro cambio di PoV

Recensore di larghe vedute su una pagina qualunque di uno dei miei libri.

certo che il cambio di PoV…Non si capisce la necessità di farlo ballare così tanto

Recensore affetto dal ballo di San Vito su una pagina qualunque di uno dei miei libri.

 

Ho sempre sostenuto che il cambio di PoV rientri tra le possibili scelte narrative nella stesura di un romanzo e che quindi vada valutato nell’ottica più ampia dell’opera. L’abuso o meno non è di certo valutabile secondo un metro o secondo una scala. Tempo fa ne discutevo riguardo la possibile derivazione dal mondo cinematografico ma essendo un totale ignorante in quel campo (magari solo in quello) ed essendo parecchio pigro (ho altro da fare) non mi sono mai realmente interessato a capirne la radice.

Sarà che, personalmente, mi sono sempre chiesto cosa accadesse al di là del muro narrativo imposto dalla narrazione monopersonaggio, per questo, per esperienza personale, ho finito per trovare sempre più interessante il momento in cui ci si staccava dal protagonista per capire cosa pensassero o facessero personaggi secondari e antagonisti.

Può sembrare banale ma le parti migliori, secondo me, sono sempre quelle in cui con un certo margine di sorpresa, ci si trova a seguire le mosse degli antagonisti. Certo, qualcuno sostiene che un cattivo meno lo mostri meglio è, che esistono troppi cliché, che le storie fantasy sono scontate e banali.

Prima o poi farò una recensione al contrario, recensendo i lettori e cosa hanno (o non hanno) capito di quello che ho scritto. Sarà divertente.

Per me.

Il vostro affezionato

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